Anno: 2026
Creatori: Matthew Parkhill e Peter Harness
Piattaforma originale: Inspirational Entertainment, Motive Pictures, Toff Guy Films, Amazon MGM Studios
Stagioni: 1
Episodi: 8
Stato: in corso

Prendere una figura iconica della letteratura come Sherlock Holmes e raccontarlo prima che diventi Sherlock Holmes è una scommessa pericolosa. Il rischio è enorme: o trovi qualcosa di nuovo da dire, oppure stai solo giocando con un personaggio troppo grande per essere ridotto a un prequel.
Young Sherlock, disponibile su Amazon Prime Video, prova a correre questo rischio raccontando il detective prima che diventi la mente fredda e metodica che tutti conosciamo.
Young Sherlock ©Amazon Prime Video
La prima sorpresa è proprio questa: qui Sherlock non è ancora Sherlock. Ha diciannove anni, è impulsivo, disordinato, perfino un po’ anarchico. Non è il detective glaciale di Baker Street, ma un ragazzo che si arrangia come può, capace di rubare per strada e di infilarsi nei guai con una certa regolarità.
A salvarlo spesso è Mycroft Holmes, il fratello maggiore, che decide di dargli una possibilità: lo spedisce a Oxford. Non come studente, ma quasi come un garzone, con l’idea di rimetterlo in carreggiata.
Naturalmente dura pochissimo.
Nel giro di poco Sherlock si ritrova coinvolto in qualcosa di molto più grande: furti misteriosi, omicidi, intrighi politici e complotti internazionali che sembrano intrecciarsi con il passato della sua stessa famiglia. Da quel momento la serie prende velocità e diventa una corsa continua tra indagini, inseguimenti e deduzioni ancora acerbe.
L’elemento più interessante della serie non è tanto il mistero quanto il processo di formazione del personaggio. Il Sherlock che vediamo qui è ancora incompleto.
Possiede già l’intelligenza straordinaria che diventerà la sua firma, ma non ha ancora sviluppato il controllo e il rigore logico che lo renderanno celebre. Le sue intuizioni arrivano improvvise, spesso caotiche. Intuisce più di quanto sappia spiegare. È brillante, ma anche impulsivo. Ed è proprio questa imperfezione a rendere il personaggio più umano e, in qualche modo, più imprevedibile.
Dietro la serie c’è Guy Ritchie, coinvolto come produttore, regista e consulente creativo.
Il suo stile si riconosce subito: montaggio veloce, energia visiva, musica rock, dialoghi sopra le righe e una regia molto dinamica. La serie punta chiaramente sull’intrattenimento e sul ritmo, con un tono spesso spettacolare e movimentato.
Questo approccio non è una novità per il personaggio.
Guy Ritchie aveva già scritto di Sherlock Holmes al cinema con i film Sherlock Holmes (2009) e Sherlock Holmes: Gioco di ombre (2011), interpretati da Robert Downey Jr. e Jude Law.
Nei suoi film il regista Sherlock non è il genio vittoriano dei libri, è un personaggio molto più complesso, impulsivo e sregolato.
Il suo Holmes non era soltanto un detective. Era anche un combattente, un provocatore, un uomo che viveva dentro il caos delle strade di Londra.
Questa idea si rifletteva anche nello stile visivo.

Sherlock Holmes ©Warner Bros
Ritchie utilizza montaggi rapidissimi, rallentamenti improvvisi, accelerazioni narrative e una regia molto coreografata, soprattutto nelle scene d’azione. Una delle invenzioni più riconoscibili dei film è il modo in cui mostra il ragionamento di Sherlock durante i combattimenti: il tempo rallenta, il detective anticipa mentalmente ogni mossa dell’avversario e poi l’azione esplode.
È un modo molto cinematografico per rendere visibile il pensiero.
Allo stesso tempo i film mescolavano detective story, avventura e commedia, con dialoghi veloci e una forte dinamica tra Holmes e Watson.
Young Sherlock riprende parte di quell’impostazione.
Il ritmo è veloce, le scene d’azione sono frequenti e il personaggio non è ancora il detective controllato e razionale dei racconti di Conan Doyle. È più istintivo, più fisico, più vicino alla versione ritchiana del personaggio che a quella classica.
La differenza è che qui tutto questo viene collocato prima della nascita del metodo Holmes.
Nei film di Ritchie Sherlock è già un genio che sa ( almeno il più delle volte) come usare la sua intelligenza unica.
Nella serie invece stiamo guardando il momento in cui quel caos esiste ancora.
È proprio questa tensione a rendere interessante l’operazione: vedere come l’intelligenza straordinaria del personaggio cominci lentamente a trasformarsi in metodo.
Tra gli elementi più promettenti della serie c’è il rapporto con Moriarty.
Interpretato da Donal Finn, il personaggio appare fin da subito come una mente brillante capace di muoversi sugli stessi territori intellettuali di Sherlock. I due si osservano, si provocano e si sfidano con un misto di curiosità e diffidenza.
È uno di quei rapporti che, guardandolo nascere, fa intuire subito dove potrà arrivare: una rivalità destinata a diventare centrale nella mitologia del personaggio.
Il cast
Il giovane Sherlock è interpretato da Beauregard Faulkner Fiennes Tiffin, attore che porta con sé anche una curiosità genealogica notevole: è nipote di Joseph Fiennes e Ralph Fiennes, due volti molto noti del cinema britannico.
Nel ruolo di Mycroft Holmes troviamo Max Irons, mentre Donal Finn interpreta il professor Moriarty.
Nel cast compare anche Joseph Fiennes, aggiungendo un ulteriore collegamento con una delle famiglie di attori più riconoscibili del panorama britannico.

Le origini letterarie
La serie non nasce direttamente dai racconti di Arthur Conan Doyle, ma dalla saga di romanzi Young Sherlock Holmes scritta da Andrew Lane.
Quei libri immaginavano l’adolescenza del celebre detective, costruendo una sorta di storia delle origini che anticipa il personaggio classico. La serie televisiva prende quell’idea di base e la rielabora in una versione più spettacolare e avventurosa.
Young Sherlock non è una rilettura definitiva del personaggio e probabilmente non vuole esserlo.
Funziona soprattutto come racconto delle origini: una storia che prova a spiegare come un ragazzo brillante, irrequieto e ancora imperfetto possa trasformarsi nel detective più celebre della letteratura.
Il tono è spesso sopra le righe, molto riconoscibile nello stile di Guy Ritchie. Però la serie mantiene una qualità importante: intrattiene, diverte e ti lascia la curiosità di vedere dove andrà a finire questo Sherlock ancora incompleto.
Perché mentre segui i suoi primi errori e le sue intuizioni ancora acerbe, sai già che stai guardando l’inizio di qualcosa che diventerà leggenda.
di SerialFu
Tempo di lettura: 3,5 minuti
