Anno: 2021

Creatore: Michael Lucas

Piattaforma originale: Abc Television

Stagioni: 3

Episodi: 18

Stato: conclusa

Arrivata su Netflix il 1° marzo, la serie australiana ci porta nel 1986, nel cuore di un telegiornale commerciale. La pressione della diretta è quasi tangibile: videocassette che si inceppano, montaggi fatti all’ultimo secondo, telefoni che squillano mentre qualcuno urla “mancano trenta secondi”.

Al centro ci sono Dale e Helen. Dale sogna di diventare anchorman, si allena davanti allo specchio, cura la voce come se fosse uno strumento musicale. Ha ambizione, ma anche un bisogno quasi infantile di approvazione. Helen è già il volto del telegiornale: brillante, controllata, sempre sull’orlo di un’esplosione privata che nessuno deve vedere. Lavora in un ambiente maschile che la vuole impeccabile e riconoscente. Lei è impeccabile, ma riconoscente mai.

The Newsreader ©Netflix

Il loro rapporto non inizia nel migliore dei modi. Sono due persone ambiziose nella stessa stanza, con lo stesso obbiettivo. Si controllano, si provocano, cercano di capire chi dei due ha più spazio. La stima c’è, ma è competitiva.

Poi, fuori dallo studio, qualcosa cambia. Niente luci, niente gobbo, niente trucco perfetto. Solo una scena che li mette a nudo, in modo brutale. Da lì il rapporto cambia. Non diventa una storia romantica confezionata per far tifare il pubblico. Diventa una complicità strana, quasi imbarazzante, fatta di silenzi e di cose che non si dicono davanti agli altri.

Sul fondo passano eventi enormi: il Challenger che esplode in diretta, l’Aids raccontato con paura e ignoranza, Lockerbie. E poi il caso Chamberlain, l’attentato alla Russell Street. Non sono cartoline d’epoca. Sono giorni in cui in redazione cambia l’aria. Arriva una notizia e capisci subito che non è come le altre.

Qualcuno propone un’apertura più forte. Qualcun altro frena. Si discute su una parola, su un’immagine, su quanto mostrare. Non c’è tempo per i discorsi lunghi. C’è il conto alla rovescia.

Una risposta tagliata male può cambiare il senso di tutto. Un titolo scritto in fretta può spostare l’attenzione. E intanto fuori milioni di persone guardano uno studio ordinato, un volto fermo, una voce controllata.

Esplosione Space Shuttle Challenger ©Foto di NASA

La cosa più interessante è che la regia è sempre composta, non si affanna. I colori restano spenti, la macchina da presa non corre, lo studio è sempre perfetto. Arriva una notizia enorme e l’inquadratura resta lì, immobile. È in quella calma che senti la tensione. Il mondo fuori è un casino. In studio sembra tutto sotto controllo. Sembra.

Anna Torv interpreta una Helen nervosa, tagliente, a tratti ingestibile. Ha un modo di guardare gli altri che sembra sempre sul punto di divorarli o di scoppiare in una crisi isterica. E quando perde il controllo, non è teatrale. È scomodo da guardare. Ti mette addosso imbarazzo.

Sam Reid invece parte più trattenuto. Dale vuole piacere, vuole essere scelto, vuole stare davanti alla telecamera a tutti i costi. All’inizio è quasi rigido. Poi, quando capisce come funziona davvero quell’ambiente, si lascia andare. E la cosa gli piace, forse troppo.

Non sono personaggi simpatici in automatico. A volte sono egoisti, a volte ridicoli. Ed è proprio questo che li rende interessanti.

The Newsreader funziona perché ti porta dentro una redazione quando le telecamere si spengono. Ti fa vedere cosa succede prima che parta la sigla e dopo i titoli di coda. Le esitazioni, le scelte fatte di fretta, le facce tirate.

E alla fine ti accorgi che quella sicurezza in video è un mestiere. Non uno stato d’animo.

di SerialFu

Tempo di lettura: 2 minuti

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