Anno: 2026

Creatori: Lisa McGee

Piattaforma originale: Channel 4 (UK)

Stagioni: 1

Episodi: 8

Stato: In corso

Da Belfast al Paradiso arriva su Netflix come una promessa di mistero e amicizia, ma dietro alla sua apparenza da giallo c’è un dramma psicologico sulla memoria e l’identità. Creata da Lisa McGee, autrice di Derry Girls, la serie prende una struttura familiare per gli amanti del mystery e la rovescia: il vero enigma non è “chi ha fatto cosa”, ma gli eventi che ricordiamo, sono gli stessi quando li guardiamo da adulti?

Da Belfast al paradiso ©Netflix

La storia si apre con un evento semplice e doloroso: quattro amiche tornano nella loro città d’origine, Belfast, per il funerale della quarta del gruppo. Sembra un principio da famiglia allargata, un ritrovo che tutti conoscono, ma la narrazione rivela subito che quel passato non è universale. Ognuna delle tre protagoniste porta con sé una versione diversa di quella notte, come se i ricordi fossero vetri colorati che rifrangono la stessa immagine in modi impossibili da conciliare.

McGee gioca con la memoria come fosse un personaggio in carne e ossa. I flashback agli anni ’90 non sono nostalgici, non ti invitano a rivivere il passato come in una foto ingiallita, ma a metterlo in discussione. Le scene adolescenziali non brillano di luce calda: sono crepe, piccoli sussulti che destabilizzano il presente. Questo è il cuore pulsante della serie: la consapevolezza che, da adulti, tendiamo a incollare i pezzi della nostra storia in una versione comoda dei fatti, magari utile per sopravvivere, ma troppo fragile per essere vera.

L’umorismo, marchio di fabbrica di McGee, è ancora qui, ma meno consolatorio. La risata non è una coperta calda, è una fessura nel muro da cui entra la luce fredda. McGee non ha paura di farti ridere mentre qualcosa dentro di te si incrina. È un umorismo tagliente, capace di trasformare una battuta in un piccolo shock emotivo.

Che la trama si muova tra presente e passato con un ritmo da indagine è vero, e funziona. Il mistero ti tiene agganciato perché vuoi sapere: cosa è successo davvero quella notte? Ma se ti fermi a questa domanda, perdi la parte migliore dell’esperienza.

Il vero centro di Da Belfast al Paradiso è l’amicizia femminile nel tempo: l’intreccio di complicità, risentimento, affetto feroce, nostalgia e rancore che si deposita nei rapporti tra donne che hanno condiviso un pezzo di vita. I ruoli che si sono formati all’adolescenza non si dissolvono semplicemente crescendo. Talvolta si trasformano in barriere tra chi eravamo e chi siamo diventate.

In questo senso, la serie costruisce personaggi con la stessa precisione con cui costruisce il mistero. Non sono archetipi da thriller, ma persone credibili: con difetti, paure scomode, generosità non richiesta e difese emotive che scattano come trappole.

L’unico punto in cui la serie inciampa è nel tono. A metà stagione l’equilibrio tra dark comedy e thriller diventa più incerto, come se McGee stesse ancora cercando il punto di equilibrio perfetto. Ci sono momenti in cui la commedia scivola troppo bruscamente nel dramma, e altri in cui il mistero sembra prevaricare la profondità psicologica che avrebbe meritato più spazio.

Eppure, a salvarla è l’onestà emotiva. Non è una serie che idealizza il passato, né una che promette risposte facili. Ti invita a guardare con occhi nudi non solo ciò che è successo, ma soprattutto come abbiamo scelto di ricordarlo.

E alla fine è questo il vero mistero: non chi ha detto cosa, ma perché ci siamo convinti che fosse così.

Da Belfast al Paradiso è un dramma intelligente che usa il linguaggio del mystery per farti esplorare la natura traballante dei ricordi. Si ride, sì, ma con la sensazione costante che qualcosa stia per crollare. Non è perfetto, ma è una delle serie più sentite e sottili degli ultimi anni, capace di trasformare una trama familiare in un’indagine dentro i legami più intimi: quelli con noi stessi e quelli con chi abbiamo amato.

di SerialFu

Tempo di lettura: 3 minuti