C’è un momento preciso in cui inizi a guardare le serie in modo diverso. Non quando capisci il colpo di scena, ma quando capisci che spesso il colpo di scena non è il punto.

Il MacGuffin è questo.

Il termine lo ha reso celebre Alfred Hitchcock, ma l’idea è molto meno complicata di quanto sembri: è l’oggetto, la missione o l’informazione che mette in moto la trama, senza essere il vero centro emotivo della storia. È il carburante, non il motore. Serve a far correre i personaggi, non a raccontare davvero di cosa parla il racconto.

Lost (2004) ©ABC

Pensiamo a Lost. Il famoso bottone nella stazione Swan. Premilo ogni 108 minuti o il mondo finisce. Per un’intera stagione sembra la cosa più importante dell’universo narrativo. Si discute, si dubita, si litiga. Ma Lost non parla del bottone. Parla di fede contro razionalità, di controllo contro abbandono, di identità, Locke contro Jack. Il bottone è il campo di battaglia, non la guerra. È l’oggetto che rende visibile un conflitto che, altrimenti, resterebbe astratto.

Il MacGuffin funziona proprio così: concentra in qualcosa di concreto una tensione che in realtà è ideologica o emotiva. Quando capisci questo, smetti di chiederti “cosa succede se non lo premono?” e inizi a chiederti “perché per alcuni è così necessario crederci?”.

Nel cinema il caso più elegante è forse la valigetta di Pulp Fiction. Non sappiamo cosa contenga e non lo sapremo mai. Eppure muove i personaggi, genera tensione, tiene insieme la struttura. Il contenuto è irrilevante. Quello che conta è il desiderio che scatena. Il MacGuffin non racconta cosa c’è dentro l’oggetto, racconta cosa c’è dentro chi lo vuole.

Pulp Fiction (1994) © Miramax

In House of Cards il MacGuffin è ancora più sottile. Spesso è una legge, una riforma, un provvedimento politico. In superficie sembra che la storia riguardi il processo legislativo. In realtà parla di potere, manipolazione, ambizione. La politica è il teatro. Il vero oggetto è il controllo. Le leggi sono intercambiabili. L’ossessione per il dominio no.

Non tutto ciò che è importante in una storia è un MacGuffin. Non basta che sia un mistero. Un MacGuffin è tale quando il suo valore per lo spettatore è secondario rispetto al suo valore per i personaggi. Se il senso profondo del racconto cambiasse completamente senza quell’oggetto specifico, probabilmente non sarebbe un MacGuffin. Se invece potessi sostituirlo con qualcos’altro e il cuore tematico restasse intatto, allora sì, sarebbe proprio lui.

È uno strumento potente perché semplifica la complessità. Trasforma conflitti interiori in azioni concrete. Dà ai personaggi qualcosa da inseguire mentre la storia, in realtà, sta parlando di identità, potere, fede, desiderio, paura.

Quando inizi a riconoscerlo, cambia il modo in cui guardi le serie. Non ti concentri più solo su cosa stanno cercando. Ti chiedi perché lo cercano. E quasi sempre la risposta è più interessante dell’oggetto stesso.

di SerialFu, 17 Febbraio 2026

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