Alan Cumming e David Morrissey in un racconto inquietante su paura, odio e pregiudizi
Pubblicato su “La Nuova Ferrara” 27 agosto 2026

“Tip Toe” è una delle miniserie più lucide e disturbanti di quest’anno. Scritta da Russell T Davies e composta da cinque episodi, racconta quanto velocemente paura, frustrazione e pregiudizio possano trasformarsi in odio. Al centro ci sono due vicini di casa che si conoscono da quindici anni. Clive, interpretato da David Morrissey, è un elettricista disoccupato che comincia a vedere negli immigrati disposti ad accettare paghe più basse la causa delle proprie difficoltà. Leo, interpretato da Alan Cumming, è gay, gestisce un bar ed è profondamente legato alla comunità LGBTQ+ di Canal Street, a Manchester.
Clive è arrabbiato, si sente escluso da un mondo che sta cambiando e cerca qualcuno a cui attribuirne la colpa. Il razzismo si intreccia presto all’omofobia e alla transfobia: battute, generalizzazioni, teorie complottistiche, poi persone e ambienti nei quali quelle idee vengono condivise e rafforzate. Leo vede intanto cambiare un uomo che conosce da anni e comincia a percepire come una minaccia qualcosa che prima apparteneva semplicemente alla quotidianità del suo quartiere.
È uno degli aspetti più riusciti della serie. Davies racconta omofobia, razzismo e transfobia attraverso persone e situazioni riconoscibili. Il pregiudizio entra nel linguaggio quotidiano, si presenta come buon senso, paura, legittima preoccupazione. Più Clive cerca conferme alle proprie convinzioni, più ne trova. È un meccanismo terribilmente contemporaneo, nel quale sentirsi vittima può diventare il primo passo per considerare qualcun altro un nemico.
Anche la struttura contribuisce alla tensione. Nei primi episodi vediamo frammenti di ciò che accadrà alla fine, prima che la storia torni indietro e aggiunga nuovi particolari. Conosciamo presto il punto di arrivo e assistiamo al crescendo che porterà fin lì. La domanda diventa quindi sempre più angosciante: come possono due persone che hanno vissuto fianco a fianco per quindici anni arrivare a questo?
Manchester, poi, non fa da semplice sfondo. Davies torna nei luoghi di Queer as Folk, in cui alla fine degli anni Novanta raccontò una comunità LGBTQ+ visibile e orgogliosa. Quasi trent’anni dopo, Canal Street è ancora lì, ma Leo vive sulla propria pelle la paura che quella libertà possa essere rimessa in discussione.
“Tip Toe” parla del presente senza immaginare un futuro distopico. Bastano una strada, due case vicine, la paura di perdere qualcosa e qualcuno a cui dare la colpa. Il resto arriva gradualmente, quasi senza fare rumore. In punta di piedi.
di SerialFu
