Pubblicato su “La Nuova Ferrara” 12 Febbraio 2026

Per anni la DC ha inseguito l’idea di un universo condiviso senza una direzione chiara. Film scollegati, cambi di direzione repentini, personaggi sacrificati a un progetto più grande che, di fatto, non esisteva. La svolta arriva quando Warner decide di fermarsi e ripartire, affidando la guida creativa di DC Studios a James Gunn, affiancato dal produttore Peter Safran.

Il primo tassello della nuova fase “Gods and Monsters” è “Superman” (2025), punto di partenza ufficiale della nuova DCU. Un manifesto narrativo con un preciso fine: tornare all’essenza dei personaggi, rimettere al centro l’umanità prima del mito. Ma se il film rappresenta l’atto fondativo, è “Peacemaker” a rivelare davvero il metodo.

Spin-off di “The Suicide Squad – Missione suicida”, “Peacemaker” è una serie che gioca costantemente sul filo della provocazione. Violenta, scorretta e sboccata. Eppure, sotto la superficie, è uno dei prodotti più lucidi e consapevoli dell’intero universo DC. Segue Christopher Smith, alias Peacemaker, un vigilante ossessionato dall’idea di pace a qualsiasi costo, anche il più feroce. Reclutato in una missione segreta dal governo, Smith, con la sua inseparabile aquila Eagly, si ritrova a far parte di una squadra improbabile che include l’agente Emilia Harcourt, il freddo stratega John Economos e l’enigmatica Adebayo. Quello che sembra un racconto d’azione grottesco si trasforma presto in qualcosa di più complesso.

Sotto l’umorismo e l’eccesso, “Peacemaker” racconta un uomo cresciuto dentro un’educazione autoritaria e ideologica, incapace di distinguere il bene dal dogma. Il confronto con il padre, patriota e razzista, diventa il cuore emotivo della serie e smaschera le radici profonde della sua violenza. James Gunn usa la satira e il tono pop e provocatorio per parlare di trauma, colpa e identità.

Oggi “Peacemaker” assume un ruolo ancora più significativo perché la seconda stagione è stata concepita come parte integrante della nuova continuity DC e si colloca narrativamente dopo gli eventi di “Superman”. È il segnale che la ricostruzione dell’universo passa anche dalla serialità, usata come spazio per approfondire i personaggi e non come semplice contenuto di contorno.

Con l’arrivo di HBO Max in Italia, “Peacemaker” diventa finalmente accessibile anche al pubblico italiano. Un buon punto di partenza per capire che direzione ha deciso di prendere la nuova DC, e se sarà finalmente in grado di darle una coerenza narrativa stabile.

di SerialFu

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