Pubblicato su “La Nuova Ferrara”, 26 Febbraio 2026

Da lunedì 23 Febbraio, sono disponibili su Disney+ i primi tre episodi della seconda stagione di Paradise, il thriller politico apocalittico creato da Dan Fogelman, già autore del family drama di successo This is Us.

Il Presidente degli Stati Uniti, Cal Bradford (James Marsden) viene trovato morto nel suo alloggio privato. A trovare il corpo è Xavier Collins (Sterling K. Brown), capo della sicurezza presidenziale, che assume la guida dell’indagine per ricostruire le ultime ore di vita del Presidente.

Proprio attraverso l’investigazione di Xavier, emerge che l’omicidio non è avvenuto in un contesto ordinario, ma in una città sotterranea chiamata Paradise, fatta costruire anni prima dall’imprenditrice Samantha “Sinatra” Redmond (Julianne Nicholson). Il progetto, pensato per garantire la sopravvivenza a un’élite in caso di catastrofe globale, viene attivato quando un disastro rende inabitabile il pianeta.

La prima stagione alterna presente e passato, ricostruendo sia l’omicidio del Presidente sia le decisioni che hanno portato alla costruzione della città. Proseguendo nell’indagine, Xavier si imbatte in dettagli che non tornano, omissioni e versioni che non combaciano. Il Paradiso che doveva rappresentare la sicurezza assoluta rivela progressivamente un volto più ambiguo, in cui protezione e controllo finiscono per sovrapporsi.

Dan Fogelman cambia registro ma non rinuncia alla dimensione emotiva. Se nella serie che lo ha reso celebre il centro del racconto era la famiglia, qui l’attenzione si sposta su una comunità costruita in condizioni estreme, dove la paura diventa insieme collante e frattura. Attraverso continui ritorni al passato, la narrazione mostra come si sia arrivati a concepire un piano tanto radicale e quanto facilmente si possa accettare una selezione quando viene presentata come necessaria.

È qui che Paradise dialoga con il presente. L’idea che una ristretta cerchia possa decidere chi mettere al sicuro e chi no, non è più soltanto materia da fantascienza ed è quanto mai attuale. Il rifugio sotterraneo non è solo un espediente narrativo, ma la rappresentazione di un mondo in cui la sopravvivenza diventa selettiva e la protezione coincide con l’accesso a risorse e informazioni.

Con i nuovi episodi, la domanda non riguarda più soltanto il mistero dell’omicidio. La seconda stagione allarga il conflitto e il contesto: lo sguardo non resta più confinato al bunker, ma si estende anche a ciò che è rimasto in superficie.

di SerialFu

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