Pubblicato su “La Nuova Ferrara” 27 Novembre 2025

Il ritratto di una vita lunga 25 anni firmato HBO. Capita che, con le numerose produzioni degli ultimi anni, alcune serie spariscano dalla memoria più in fretta di quanto meritino. Olive Kitteridge è una di queste.
La miniserie HBO del 2014, tratta dal romanzo premio Pulitzer di Elizabeth Strout e oggi disponibile su Sky E Now (ora su HBO Max), segue venticinque anni di vita in una piccola cittadina del Maine, osservando da vicino una donna brillante e scontrosa, capace di attirare e respingere allo stesso tempo chi le sta intorno.
Olive insegna matematica alle scuole medie. È intelligente, diretta, a tratti inflessibile. Questo modo di essere, che per lei è naturale, finisce spesso per complicare le relazioni: con il marito, con il figlio, con chi prova a starle accanto. Non è cattiveria, non è chiusura; è semplicemente il suo modo di attraversare il mondo, e la serie lo mostra senza giustificarlo né mitigarlo.
La regia di Lisa Cholodenko è essenziale e precisa: ogni episodio segue un momento diverso della vita di Olive, con un’attenzione che rimanda al cinema d’autore ma con la struttura di una miniserie.
L’interpretazione magistrale di Frances McDormand dà vita a una protagonista credibile e sfaccettata, capace di alternare severità, ironia e vulnerabilità con naturalezza. Richard Jenkins costruisce un Henry credibile e capace di rendere visibili le crepe e le tenute di un matrimonio lungo venticinque anni.
Uno dei temi centrali è la depressione, affrontata con una delicatezza rara. La serie non la spettacolarizza, non la trasforma in un espediente narrativo: la osserva e la rappresenta per ciò che è, una presenza che incide sulla vita quotidiana in modi diversi e spesso inattesi. Oggi, in un contesto in cui la salute mentale è finalmente al centro del dibattito pubblico, Olive Kitteridge riesce a parlare ai più giovani tanto quanto agli adulti.
La miniserie mostra la sua attualità nel modo in cui racconta come le relazioni possano essere complicate senza diventare estreme, come i sentimenti cambino nel tempo e come ognuno cerchi un equilibrio possibile dentro la propria storia.
In quattro episodi, la miniserie costruisce un percorso chiaro e coerente, capace di mantenere intatta la propria forza anche a distanza di anni, grazie alla qualità del racconto e alla profondità dei personaggi. E sono queste caratteristiche, rare e senza tempo, a rendere Olive Kitteridge una visione ancora necessaria.
di SerialFu
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