Pubblicato su “La Nuova Ferrara” 6 Novembre 2025

C’è qualcosa di sovversivo nel far ridere con garbo. Lo sapeva bene Norman Lear, il produttore che ha insegnato alla televisione americana a parlare di temi seri senza smettere di divertire.

Tra le sue produzioni televisive più famose, infatti, ricordiamo I Jefferson (di cui è anche ideatore). La sua ultima eredità è Boots, miniserie di otto episodi Netflix original, tratta dal libro di memorie The Pink Marine di Greg Coope White. Una storia vera, ironica e tenera, che mostra come il coraggio non sempre si misura in battaglie, ma nel restare sé stessi in mezzo a chi vorrebbe cambiarti.

La serie è ambientata nei primi anni ’90, in un’America che ancora faticava a pronunciare parole come “diversità” o “accettazione” senza abbassare la voce. Greg (Miles Heizer) è un ragazzo gay che decide, contro ogni previsione, di arruolarsi nei Marines. Una scelta che è insieme fuga e riscatto, un gesto di affermazione in un mondo che non è pronto per lui. Accanto a Greg, un gruppo di reclute diversissime tra loro: simboli di un Paese che sta cambiando, ma non abbastanza in fretta.

Lear e gli sceneggiatori non inseguono la caricatura. Scelgono l’ironia intelligente, quella che smonta i cliché con grazia. L’esercito diventa una metafora del mondo: un luogo che dice di voler forgiare gli uomini, ma spesso finisce per spegnerli. Ed è proprio lì che Boots trova il suo cuore: nel modo in cui Greg scopre che diventare un Marine non significa rinunciare a sé stesso, ma capire di poter essere molto più forte di quanto immaginasse.

Visivamente la serie gioca con colori saturi e un’estetica anni ’90 che oscilla tra il pop e il realismo, restituendo l’energia contraddittoria di quegli anni: spensierati in superficie, ma attraversati da profonde contraddizioni. È in quel contrasto che Boots trova il suo equilibrio, raccontando con tono leggero una storia che parla di identità, paura e coraggio. Perché l’identità non si conquista una volta per tutte: si difende ogni giorno, anche con un sorriso.

Boots è la prova che una commedia, quando è scritta bene, può essere più rivoluzionaria di qualsiasi dramma. In un tempo che cambia faccia ma non sempre mentalità, Boots mostra che l’ironia può ancora cambiare le cose, soprattutto quando racconta chi, trent’anni fa, ha avuto il coraggio di essere se stesso in un mondo che non era ancora pronto.

di SerialFu

Pubblicato su “La Nuova Ferrara”, 6 Novembre 2025

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